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Il Pupazzo di Neve

Era tardi quella sera,
s’era fatta una certa ora.
Sulla strada del ritorno,
quanta neve tutt’intorno!
L’atmosfera lungo il viale,
era alquanto surreale.
Poi d’un tratto all’improvviso,
senza neanche un preavviso,
gli animali nel boschetto,
il cane, l’alce e il coniglietto,
si nascosero impauriti,
zitti zitti ammutoliti.
Cosa videro davanti,
per scappare tutti quanti?
Tra le luci intermittenti,
che splendevano fulgenti,
una forma assai bizzarra,
minacciava una gazzarra.
Era ferma non parlava,
ma timore ne faceva!

Lo scoiattolo curioso,
col suo fare sospettoso,
disse a un tratto bellicoso,
che l’aveva riconosciuto!

“Su venite allo scoperto,
io ne sono proprio certo,
non dovete aver paura,
è soltanto una scultura,
con la neve è stata fatta,
e di neve assai compatta!”
Or convinti gli animali,
ritornarono gioviali,
s’accostarono pian pianino,
per vederlo da vicino,
e gli uccelli cardellini,
si posarono sui pini.
Lui pareva sorridesse,
come se li conoscesse.
Sopra il naso di carota,
e la faccia da beota,
quegli occhietti di bottoni,
vispi neri e un po’ gigioni.
Un cestino per cappello,
una sciarpa su pel collo,
Sui rametti delle braccia,
per non far una figuraccia,
infilati dei guantini,
ch’eran forse dei bambini.
Gli animali ormai tranquilli,
saltellaron come grilli.
Furono intorno a quel pupazzo,
tra la gioia e un gran schiamazzo.
Ma d’un tratto tra i balletti,
quelli alzarono gli occhietti.
Al suonar di campanelle,
c’era Babbo tra le stelle.

 


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