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L’aquila e i tre viandanti

C’era una volta un mondo incantato, popolato da tante creature fantastiche di ogni genere.  In quei luoghi infatti era facile incontrare oltre agli animali, anche mostri terribili e bestie carnivore sovrannaturali, streghe, maghi, ladri e assassini. Ognuno aveva sembianze e fattezze diverse,  in alcuni casi  orribili e mostruose, mentre in altre  belle e affascinanti, proprio per ingannare anche i più  furbi.

  In ogni modo la maggior parte le persone erano semplici contadini o i cittadini  che non si occupavano delle arti magiche e men che meno di combattere. Questi però erano proprio coloro che spesso avevano bisogno dei servigi degli avventurieri, per poter vivere in tranquillità dei loro umili, ma indispensabili lavori. Infatti certe volte capitava che il quieto vivere veniva spezzato dagli esseri malvagi che attaccavano le persone indifese, per dominarli o ucciderli. In quel caso si poteva chiedere aiuto ai veggenti e ai soldati di ventura, addestrati apposta per combatterli.

Un giorno in uno di questi regni, scoppiò un’epidemia, portata da topi e scarafaggi.  Per qualche oscura magia di chissà quale pozione finita nelle tubature, erano diventati giganteschi intasando le fogne della cittadella. Le esalazioni nocive di quella melma puzzolente però arrivò fin sopra le abitazioni e  la gente si ammalò, I sintomi che quella malattia portò furono  tosse e febbre alta, e man mano attaccò anche la pelle che pian piano si ricoprì di chiazze rosse. L’epidermide prudeva così tanto da non poterne più, così fu anche per il sindaco che in preda al panico decise di scrivere  un messaggio di aiuto che legò sulla zampa del Mefit, un piccolo draghetto volante, e spedirlo diretto dalla guaritrice Prilla. Lei era l’unica che poteva fare qualcosa grazie ai suoi poteri donati dal mondo divino e guarire le persone da quel morbo misterioso.  La missiva urgente infatti richiedeva pozioni contro la malattia, altrimenti sarebbero morti tutti da lì a poco.
Quando la sacerdotessa Prilla lesse la missiva, capì subito che si trattava di un contagio pericoloso, ma per miscelare gli ingredienti e creare una pozione per guarire da quel tipo di malattia, necessitava di un bel pò di veleno di ragno, che a lei al momento mancava.
Decise di partire  subito verso le montagne alla ricerca dei luoghi frequentati dagli aracnoidi. Lì era certa che ne avrebbe trovato in quantità, ma che ne avrebbe preso solo il quantitativo giusto per la sua  mistura.
Con grande dispiacere però, aveva dovuto lasciare a casa i suoi due nipotini che portava sempre con sé nelle piccole avventure. Accadeva quando doveva trovare gli ingredienti che le servivano,  e bastava solo andare nei campi e nei punti dove nessun mostro poteva disturbarli. Così   i bambini quando glielo aveva detto protestarono, cercando di convincerla che sarebbero stati attenti a non mettersi nei guai, ma lei invece fu irremovibile. Quella volta sarebbe andata da sola, perché la missione era troppo pericolosa.
Tuttavia non aveva fatto i conti con la loro testardaggine, perché  a sua insaputa l’avevano seguita e quando se ne era accorta, era troppo tardi per tornare indietro e perdere altro tempo.
Così si era ritrovata a dover procedere verso luoghi meno insidiosi, deviando il percorso iniziale. Per fortuna aveva una mappa con sé, acquistata proprio
 all’emporio della cittadella prima di partire. C’era da dire che l’aveva pagata soltanto qualche moneta perché lei non era ricca e si era dovuta accontentare di una vecchia riproduzione, copiata a mano da chissà quale aspirante cartografo. Nonostante  questo spero’ lo stesso che il trascrittore  fosse stato abbastanza bravo da non dimenticare nulla della mappa originale.
Fu così che durante l’attraversata nel bosco sulle montagne, all’improvviso tra gli alberi e i rovi, s’affacciò ai tre viandanti un baratro insidioso, che non era stato ricopiato sulla sua cartina.
Fermi per carità!” gridò Prilla allargando le braccia per impedire il cammino ai suoi due nipotini.
Avvicinatevi piano a me senza andare oltre e guardate verso il basso.”disse voltandosi per raccoglierli a sè.
Riponeva molta fiducia nei loro cuccioli di bambino, ma erano pur sempre dei piccoli. Cosi li strinse a sé  trattenendoli ben saldi.   Poi avanzò lentamente di qualche passo insieme a loro fermandosi sul ciglio.
Nonna, guarda quella cascata laggiù, lo senti il rumore?” esclamò la più grande alzandosi sulle punte dei piedi. Poi voltandosi verso sua nonna le sorrise e continuò “L’acqua fuoriesce da un foro nella roccia… Non è bellissima? Mamma mia che salto!”.
La nonna osservò il punto indicato e le annuì sorridendo.
Uffa io non riesco a vederla.” brontolò il piccolo battendo il piedino a terra.
Semethia, aspetta qui e non ti muovere, prendo in braccio tuo fratello, così potrà vedere anche lui.” raccomandò Prilla alla più grande, e indietreggiando di qualche passo,  prese in braccio il piccolo, lasciando Semethia un po’ più indietro e tornò sul tornò sul bordo.
D’un tratto un’ombra apparve all’orizzonte, stagliandosi proprio davanti ai loro occhi. Era un’ aquila reale, la più grande che avessero mai visto e stava attraversando quel tratto di cielo.
Ai tre che ora la guardavano bocca aperta quel meraviglioso volo non sembrò soltanto un caso ma quel comparire all’improvviso li turbo’, soprattutto Prilla che cominciò a indietreggiare, portandosi dietro i bambini.
L’animale lanciò il suo verso stridente, che riecheggiò su tutta la valle sottostante e continuò a volare sempre più in alto, sparendo al di là della montagna dove nasceva la cascata.
Nonna Prilla hai visto? L’aquila ci ha parlato, ce l’aveva proprio con noi!” esclamò il piccolo tirando il braccio della nonna che lo stava trascinando indietro.
Non ne sarei tanto convinta Garfio, è anche possibile che da qualche parte laggiù, ci sia la dimora di un veggente e quella splendida aquila  non è altro che il suo famiglio. Meglio andare, non sappiamo se è nostro amico, qui non conosciamo nessuno, siamo solo di passaggio, potrebbe viverci qualsiasi creatura che non gradisce quelli come noi.”  disse Prilla, e mentre parlava lo trascinava verso di sé. Ma Garfio  ancora incuriosito, si voltava continuamente  verso il punto dove era sparito il rapace.
Nonna aspetta, forse ritorna, potrei parlarci?” implorò il piccolo guardando Prilla mentre cercava di fermarla tirandole la tonaca.
No Garfio, sai bene che se quell’aquila fosse un’entità magica, la tua empatia non avrebbe effetti su di lui.” ribadì Prilla, chinandosi per riprendere le mani dei due nipotini e tenerli ben saldi.

“Voglio provarci nonna.” imploro’ Garfio.
Dobbiamo andare tesoro fermarsi sarebbe una perdita di tempo, inoltre è anche pericoloso andare in giro con questa benedetta mappa fasulla che mi hanno venduto all’emporio. Quando torno in città se la vedrà con me quel dannato commesso che me l’ha consigliata. Per non parlare del Mefit che mi ha consegnato in ritardo il messaggio. Sono già troppi giorni che siamo in viaggio e potremmo non trovare nessun bozzolo di ragno in queste zone.” aggiunse determinata Prilla, mentre trascinava a sè Garfio all’interno della selva.
Fecero qualche passo ancora, inoltrandosi un po’ di più nel sottobosco per nascondersi a qualsiasi vista, ma qualcosa attirò l’attenzione della più grande.
Nonna ci sono delle tracce fresche laggiù, le vedo molto bene” esclamò Semethia lasciando la mano di Prilla per andare a vedere. Si allontanò di qualche passo, e aggirato un cumulo di rocce si piegò sulle ginocchia a terra. Passò il palmo della mano sul terreno per sentirne il calore, l’annusò e di colpo spalancò gli occhi.
Ragni giganti!” Sussurro’ mimando con le mani, ma era già molto tesa e si vedeva,

 Prilla aggrottò la fronte scuotendo la testa interdetta.
Non è possibile Semethia, le carte non parlavano di ragni giganti, ho controllato bene altrimenti non vi avrei assolutamente portati qui!” disse a bassa voce, ma dentro di sé cominciava a temere il peggio, se quella mappa, oltre che ricopiata male fosse stata anche molto vecchia non c’era più da fidarsi.
Semethia nel frattempo rassicurata dalle parole di sua nonna, si era spostata più avanti e ogni tanto si alzava sulle punte dei piedi per perlustrare più  a fondo i dintorni. Prilla la osservava vigilando su ogni suo passo, ma cominciava a credere al pericolo che stavano correndo e questo la atterriva. Le conoscenze che aveva acquisito Semethia durante i viaggi l’avevano formata,e anche se molto piccola, era un’abile cacciatrice, se diceva di aver visto orme di ragni giganti, diceva il vero.
Decise di non perdere tempo prezioso, non poteva farsi trovare impreparata. Invocò gli incantesimi di difesa che le erano stati consacrati e si accinse ad usarli sui bambini. Non finì di completare la sequenza, perchè Semetia di scatto si girò verso di lei, cominciando a correre.
Sono vicini, laggiù c’è una radura, ce ne devono essere tre!”  gridò impaurita, indicando con la mano.
Non urlare Semethia, ora calmati. Avvicinati a me, possiamo evitarli se non ci sentono.” disse con un tono il più possibile tranquillo, pur temendo il peggio.  Poi  allargò le braccia per accoglierla.

Per lei adesso l’unica cosa da fare per non farsi trovare impreparata era tenersi pronta e contrastare qualsiasi evento conosciuto o no, non poteva rischiare e lasciare che l’attacco li trovasse senza difese. Li tenne per un po’ vicini e stretti attorno a sè, continuando ad emanare magie di difesa. Parlò loro con voce bassa e pacata, per rassicurarli dicendogli che avrebbe fatto tutto il possibile per scacciare i ragni, ma loro dovevano fare quello che lei gli avrebbe detto. Annuirono fiduciosi  mentre rilassavano le braccia dapprima strette sulle sue gambe.

Una volta calmi si piegò all’orecchio della piccola e con voce sicura le sussurrò:
Semethia ora che sei più tranquilla puoi dirmi quanti ne hai visti e a quanti passi sono da noi?” 
Erano tre e venivano verso di noi, forse a cento passi.” bisbigliò guardando sua nonna con occhi spauriti.
Bene bambini, adesso dovrete allontanarvi da me solo per qualche istante, vado a controllare la loro posizione per aggirarli, siete d’accordo?” gli disse  in tono incoraggiante guardandoli con un leggero sorriso sulle labbra. I due bambini annuirono fiduciosi, prendendosi per mano, mentre lei faceva qualche passo nella direzione dove Semethia aveva visto i ragni poco prima.
 Temeva che i ragni avessero captato la presenza dei loro corpi caldi più che dei loro rumori e questo la teneva sulle spine, doveva sapere le loro intenzioni, e se proprio doveva combattere lo avrebbe fatto, anche a costo della vita, pensò.
 Li vide andare indietro verso un mucchio di rovi a pochi passi da lei, ma non disse nulla, perché poteva ancora vederli. Poi però accadde l’inverosimile, un ragno  apparso improvvisamente si fermò tra lei e i bambini prima che avesse il tempo di raggiungere il punto indicato. La strada ora era sbarrata e lei non poteva far nulla perché un secondo ragno mentre cercava di attaccare con le magie d’assalto, uscì allo scoperto bloccando la visuale.
Guardò i bambini e li vide indietreggiare, erano spaventati, sapevano che il loro morso era letale, glielo aveva raccontato lei, quando venivano a dormire nella sua casa e chiedevano con quanti mostri aveva combattuto.

Adesso però lei aveva la responsabilità di portarli sani e salvi indietro anche a costo della sua vita.  Le magie di difesa attorno ai loro corpi era ancora attiva, così decise di attaccare con le magie d’assalto.
Era questione di attimi, intonò la preghiera del sacro e pose le mani verso il ragno gigante che le stava davanti e le lanciò la Luce Divina.
Quel raggio splendente colpì in pieno l’addome del ragno, che si trovava  oramai a pochi passi da lei. Questi lanciò uno stridio disperato tentando l’ultima azione, ma fu inutile il fascio di luce non gli lasciò scampo. Si girò su se stesso e morì lasciando a terra un liquido giallastro che Prilla riconobbe subito.  Quel veleno micidiale se solo l’avesse sfiorata sarebbe morta all’istante.
Non ci badò più di tanto e cercò con lo sguardo l’altro rimasto. Non lo vide e perse di vista in quelle frazioni di secondo anche i bambini che non erano più dove li aveva lasciati.
Si concentrò e le parve di sentire le loro grida. Sembravano troppo lontani, e provenivano dal baratro, dove poco prima si erano fermati. Pensò che se gli altri due ragni li aveva inseguiti fino a lì, per i piccoli non c’era via di fuga, doveva fare presto e raggiungere il dirupo.
Cominciò a correre ma era disperata perchè pensava di non arrivare in tempo. Sapeva che la sua vita non sarebbe stata più la stessa senza di loro, mai e poi mai si sarebbe perdonata di averli portati con sè.
Quando arrivò l
i vide sul ciglio del baratro, aggrappati uno accanto all’altro tremanti.  I ragni inesorabilmente li stavano raggiungendo, ed erano solo a qualche passo. Ne fulminò uno, ma non attirò l’attenzione dell’altro che continuò ad avvicinarsi ai bambini. Ma  Garfio fece una mossa azzardata, voltandosi dalla parte del precipizio, lasciando la sorella dietro di sé. Prilla non capì cosa volesse fare, e in quegli interminabili secondi le passò davanti tutta la vita con loro. Allora gridò il suo nome ed era disperata, ma lui sembrò non sentirla.

Lo vide come in un sogno, che stava parlando rivolto verso il cielo. Solo allora comprese cosa volesse fare e si calmò. Sperò con tutto il cuore che lui avesse davvero la capacità di riconoscere un famiglio, e sapesse come fare per evocare.
Poi d’improvviso all’orizzonte comparve lei, la grande aquila urlante che sembrava richiamare un grido di battaglia mentre si dirigeva verso di loro.

  Non era finita pensò Prilla, tirando un sospiro di sollievo. Garfio l’aveva invocata e lei non aveva perso tempo, rispondendo subito al suo richiamo, aveva avuto ragionee si sentì fiera del suo cucciolo.
L’aquila  si diresse verso di loro, ed era pronta a scagliarsi sul ragno. Volò in circolo sopra di lui, cercando il punto giusto così da tenere ben lontane le zampe. Il ragno nel frattempo aveva capito che il pericolo arrivava dall’alto e attaccò con le zampe verso il rapace. Ma L’aquila più veloce  evitava tutti i suoi  colpi, finché non trovò il momento giusto e colpì. Doveva essere una normale tattica, perchè una volta preso, lo avvinghiò con i suoi poderosi artigli stringendogli l’addome, e lui mandò uno stridio acuto agitando le zampe per tentare di liberarsi. L’aquila se lo tenne ben stretto, poi con un  battito d’ali lo portò su, sempre più in l’alto. Poi quando il ragno non diede più segni di vita lo lasciò andare. Solo allora lanciò un grido di vittoria che echeggiò nell’aria, come una vittoria, ma sembrò anche un’ avvertimento. 

Garfio finita la battaglia se ne stava ritto e indomito sul costone, si era voltato solo un momento per guardare soddisfatto sua nonna e la sua sorellina. Sorridendo si era tolto la maglia e l’aveva legata sul polso.
L’aquila non si fece attendere, diede ancora qualche battito d’ali poi si lasciò andare a planare verso il suo amico.  Lui allora alzò il braccio e l’accolse. Il cipiglio sul volto di suo nipote parve a Prilla, fiero quasi quanto l’aquila. Le venne in mente con orgoglio che stava plasmando due esserini davvero speciali. 

 La strada fu libera e Prilla, Garfio e Semethia poterono raccogliere tanto veleno da miscelare nelle pozioni. Lo raccolsero dai due ragni giganti, che Prilla aveva ucciso.
 L’epidemia fu sconfitta grazie proprio a loro, ma soprattutto  all’aquila reale che Garfio portò sempre con sé.

 

 


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